Emissioni
Che cosa si misura davvero in una carbon footprint di organizzazione?
Una carbon footprint di organizzazione misura i gas serra emessi da tutto ciò che l'impresa controlla e da ciò che mette in moto per funzionare, riferiti a un anno e a un perimetro dichiarato, cioè a sedi e attività indicate. Nel linguaggio del GHG Protocol si dividono in tre ambiti: Scope 1 per le emissioni dirette (caldaie, forni, flotta aziendale), Scope 2 per l'energia acquistata, Scope 3 per tutto il resto della catena del valore. La norma UNI EN ISO 14064-1:2019 organizza le stesse emissioni in modo diverso — sei categorie invece di tre ambiti — e le due impostazioni convivono nello stesso inventario.
Scope 1, 2 e 3: che cosa contiene ciascuno
Lo Scope 1 raccoglie le emissioni prodotte da fonti che l'impresa possiede o controlla: la caldaia dello stabilimento, i forni, i mezzi aziendali, le eventuali fughe di gas refrigeranti.
Lo Scope 2 raccoglie le emissioni legate all'energia acquistata e consumata — elettricità in primo luogo — che avvengono fisicamente altrove, nella centrale che l'ha prodotta.
Lo Scope 3 raccoglie tutto il resto: acquisti di beni e servizi, trasporti a monte e a valle, rifiuti, viaggi di lavoro, uso e fine vita dei prodotti venduti. È la parte più grande per quasi tutte le imprese manifatturiere, ed è anche la più difficile da calcolare, perché i dati non sono in casa.
Perché lo Scope 2 si legge due volte
Il GHG Protocol chiede di rendicontare lo Scope 2 con due metodi in parallelo. Il metodo location-based usa il fattore di emissione medio della rete elettrica del territorio: dice quanto inquina l'energia consumata in quel luogo. Il metodo market-based tiene conto dei contratti di fornitura, comprese le garanzie d'origine: dice quanto inquina l'energia che l'impresa ha effettivamente comprato.
I due numeri possono divergere parecchio, e non è un errore: rispondono a due domande diverse. Un inventario che ne riporta uno solo è incompleto rispetto allo standard.
Le sei categorie della ISO 14064-1
La UNI EN ISO 14064-1:2019 non usa la parola «scope»: organizza le emissioni in sei categorie — emissioni dirette; indirette da energia importata; indirette dal trasporto; indirette dai prodotti utilizzati dall'organizzazione; indirette associate all'uso dei prodotti dell'organizzazione; indirette da altre fonti.
Le prime due corrispondono in sostanza a Scope 1 e Scope 2; le altre quattro ridistribuiscono quello che il GHG Protocol chiama Scope 3. Un report costruito bene dichiara quale impostazione usa e, quando serve, mostra come corrisponde all'altra.
Che cosa rende un inventario verificabile
Contano tre elementi, e sono quelli che chi legge il documento controlla per primi. Il perimetro: quali società, quali sedi, quale anno. I fattori di emissione: quali, di quale fonte, di quale anno. La qualità del dato: quali valori sono misurati, quali ricavati da documenti, quali stimati — e dove è una stima, dichiarata come tale.
Un inventario di parte prima è redatto dall'organizzazione stessa. La verifica di terza parte è un passo ulteriore, disciplinato dalla ISO 14064-3, che va affidato a un organismo indipendente: sono due cose distinte e conviene non confonderle quando qualcuno chiede «un inventario certificato».
Che cosa comporta per la tua impresa
Prima di chiedere un preventivo conviene sapere quali emissioni deve coprire l'inventario: quello dei soli Scope 1 e 2 e quello che comprende anche lo Scope 3 sono due lavori diversi, e rispondono a richieste diverse.
Dove controllare
Verificata il 22 agosto 2026.
Altre domande
- Lo Scope 3 è obbligatorio in una carbon footprint di organizzazione?
- Dipende dallo standard usato e da che cosa l'inventario dichiara di coprire: la UNI EN ISO 14064-1:2019 chiede all'organizzazione di dichiarare e motivare quali categorie di emissioni indirette include ed esclude, mentre nel GHG Protocol la rendicontazione dello Scope 3 è separata da quella degli Scope 1 e 2. Nella pratica un inventario dei soli Scope 1 e 2 risponde alla maggior parte delle richieste bancarie, mentre i capofiliera che rendicontano il proprio Scope 3 chiedono ai fornitori dati più estesi.
- Che differenza c'è tra carbon footprint di organizzazione e di prodotto?
- La carbon footprint di organizzazione misura le emissioni di un'impresa in un anno e segue il GHG Protocol o la UNI EN ISO 14064-1:2019; la carbon footprint di prodotto misura le emissioni di una singola unità di prodotto lungo il suo ciclo di vita e segue la ISO 14067. Sono calcoli diversi, con perimetri e unità di misura diversi, e un documento non sostituisce l'altro.
I nostri servizi per rispondere
- Carbon Footprint di Organizzazione — Scope 1 e 2Le emissioni dirette e dell'energia acquistata (Scope 1 e 2), secondo il GHG Protocol.
- Carbon Footprint di Organizzazione — Scope 1, 2 e 3L'inventario completo delle emissioni (Scope 1, 2 e 3), filiera compresa.
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